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VIOLAZIONI DEI DIRITTI DEI BAMBINI IN SRILANKA presentazione del libro del prof. Harendra de Silva Giochi di potere in guerra e pace Libreria Bibli - Roma
la prefazione del libro Il 75% degli abitanti della Repubblica Democratica Socialista dell’isola dello Sri Lanka appartiene alla maggioranza Cingalese, prevalentemente di credo buddhista. Coesistono numerose etnie e religioni quali mussulmani, cristiani, i Burgher di discendenza mista asiatico-europea e i Veddahs discendenti dai primi abitanti dell'isola. Il 18% della popolazione è di etnia Tamil di religione indù e vive in maggioranza nella parte settentrionale e in quella orientale del paese. Gli scontri caratterizzati da sempre maggior violenza fra la maggioranza governativa Cingalese e la minoranza Tamil il movimento delle Tigri per la Liberazione della Nazione Tamil (Liberation Tigers of Tamil Eelam - LTTE) dal 1983 si sono concretizzati in una guerra armata per l'indipendenza nel nord dell’isola. Un conflitto sanguinoso che ha causato più di 70mila morti e 800mila profughi e che ha coinvolto migliaia di bambini sia come vittime che come artefici del conflitto.
Ma lo Srilanka viene sospettato
di accettare, o almeno di non considerare adeguatamente, anche altre violazioni
riguardanti i diritti dell’infanzia. Secondo gli studi condotti su più di 1.600
bambini dal medico pediatra prof. Harendra De Silva, già presidente della
National Protection Child Authority, in Sri Lanka il 20% dei maschi ed il 10%
delle femmine sotto i cinque anni d’età è già stato abusato sessualmente. Il 25%
dei maschi di classe povera ha subito abusi sessuali in confronto al 15% dei
ragazzi delle classi medie. Nelle ragazze povere l’incidenza è del 7% comparata
al 3,2% (più del doppio) delle ragazze nelle classi sociali medie. Grazie ad un
questionario anonimo consegnato a 899 studenti di livello scolastico
Ma tutto questo non basta. Quando abusati sessualmente o trovati in strada senza famiglia o accusati di crimini inconsistenti i bambini vengono rinchiusi in carceri minorili come il Boys Remand Home di Kottawa-Pannipitiya, vicino alla capitale Colombo, dove le celle sono meno confortevoli di una casa distrutta dallo tsunami. Dalle celle vengono fatti uscire solo per poche ore e nelle celle vengono depositati indipendentemente dall’età e dalla causa della carcerazione. Successivamente, vengono trasferiti negli orfanotrofi o in altri riformatori, dove le violenze ricominciano e restano impunite, lasciando in quei poveri bambini i segni indelebili di un’infanzia calpestata. Bambini tamil, bambini cingalesi, buddisti, mussulmani, indu’ che alla fine, se e quando sopravviveranno, non sapranno cosa farsene della vita e del mondo.
Gli atti ed i comportamenti che violano queste norme rientrano nella definizione sociologica di "devianza" e i gruppi che se ne rendono responsabili vanno sempre incontro a sanzioni previste dal proprio sistema giudiziario. Viene però sempre spontaneo domandarsi se l’adolescente deviante debba essere considerato un delinquente comune, oppure un soggetto bisognoso di aiuto perché vittima del reato compiuto o degli adulti che l’anno coinvolto. Per questo motivo in ogni paese, come già avviene nel nostro, il modello “correzionale” caratterizzato dalla reclusione dei minorenni in istituti viene gradualmente sostituito da interventi di prevenzione e risocializzazione come il perdono giudiziale, il collocamento in comunità e la messa alla prova.
Da sempre abbiamo considerato i bambini solo uomini possibili, ma mai uomini reali, gli abbiamo relegati ad abitanti marginali di città pensate e costruite a misura dei “grandi”. Oggi tutto questo non può e non deve essere più possibile ma può e deve essere possibile consegnare all’infanzia diritti propri, originali, impegnativi. Diritti non imposti dall’adulto ma espressi dai bambini in modo che non si parli di una giustizia “per” i minorenni ma sempre e solo di una giustizia “dei” minorenni.
Massimiliano Fanni Canelles Dirigente medico Ass. n°4 Medio Friuli Direttore mensile SocialNews |
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