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Lo ha affermato l'assessore regionale alle Politiche sociali, Vladimir Kosic, aprendo i lavori del convegno "Bisogni, interventi, aspettative sull'affido familiare nelle nostra regione", organizzato in Regione a Udine dall'associazione "Il Focolare onlus" per richiamare i temi dell'affido familiare, un'istituzione dell'ordinamento civile italiano che si basa su un provvedimento temporaneo che si rivolge a bambini e ragazzi fino ai diciotto anni di nazionalità italiana o straniera, che si trovano in situazioni di instabilità familiare. Proprio ieri la Regione ha firmato un protocollo in materia di adozioni internazionali per creare un sistema integrato e coordinato per dare sostegno e accompagnamento sia ai minori che cercano una nuova famiglia, sia alle coppie le quali, con scelta libera e responsabile, si offrono per adottare un bimbo straniero. Una rete di servizi, che coinvolga servizi sociali dei Comuni, consultori familiari delle Aziende sanitarie, magistratura minorile, Terzo settore, Ufficio scolastico, senza sovrapposizioni è un processo utile anche per diffondere l'affido familiare e non abbandonare le famiglie che hanno fatto il primo passo dell'accoglienza. In Italia l'affidamento è disciplinato dalla legge 184/1983, modificata dalla 149/2001. E' un istituto che attesta la capacità solidale della società nei confronti dei minori, categoria dimenticata persino dalla Costituzione che, nella definizione dell'uguaglianza tra i cittadini, ha trascurato il parametro dell'età. "E' l'unico riferimento normativo - spiega il presidente del Tribunale dei Minori di Trieste, Paolo Sceusa - perchè siamo in attesa di una riforma che è ancora in cantiere. Allo stato attuale la Regione può continuare a supportare le famiglie che si caricano di questo importante ma grave onere e finanziare le 'case famiglia'". Queste strutture aprono le porte alle famiglie affidatarie o comunque a persone in grado di dare, anche a rotazione, un'accoglienza stabile, in attesa che la famiglia d'origine si riprenda il figlio o rinunci a lui per sempre. Nate dalla volontà di associazioni come il 'Focolare onlus', che ristrutturerà a Campolongo di Tapogliano un grande immobile - di proprietà delle sorelle Ines e Carmen Baggi, attorno alle quali si è fondata nel 2004 l'onlus che ha sede a Gorizia - le "case famiglia" si aprono all'accoglienza dei bambini in affido diurno e di famiglie per l'affido residenziale. "Ciò che ci preoccupa è di diffondere l'affido e soprattutto rispondere alla gestione di situazioni di emergenza, che altrimenti si devono rivolgere a strutture all'estero - spiega Carmen Baggi -. Solo un contesto diverso da quello degli istituti potrà dare, del resto, a questi bambini il calore di una famiglia e di una casa". I numeri non sono confortanti. In Friuli Venezia Giulia sono circa 9 mila i minori seguiti da assistenti sociali, a vario titolo. "Il dato è in crescita da qualche anno, soprattutto tra la popolazione immigrata - conferma Kosic - ed è il bilancio di una crisi sociale i cui risultati più gravi sono quotidianamente sotto gli occhi di tutti. D'altra parte assistiamo anche - fa notare l'assessore - ad una forte forma di alleanza del volontariato che si fa carico di rispondere alle crescenti esigenze sociali e a cui l'amministrazione regionale vuole essere vicina con sostegni finanziari e legislativi". In Friuli Venezia Giulia il tema dell'affido familiare è del resto parte integrante del Piano sociosanitario. La Regione nel 2010 ha sostenuto l'affidamento con 360mila euro, cifra che è stata riproposta nella Finanziaria 2011. ARC/EP
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