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«Burlo, in vista la chiusura del centro trapianti»

Un pregevole convegno fa luce sul problema attualissimo, scientificamente urgente, eticamente problematico delle cellule staminali e nel frattempo proprio chi è relatore, o uditore, al di là delle quinte racconta come l’evidenza scientifica sia in questo momento messa in discussione proprio dalle strutture che dovrebbero erogare un sì sofisticato sistema di cura, che proviene da altrettanto sofisticate ricerche. È accaduto ieri nell’aula magna della Scuola superiore di lingue moderne per interpreti e traduttori, dove il Centro universitario etica e scienza «Vittorio Longo» (fondato dal vescovo Bellomi e riconosciuto dall’Università) aveva organizzato il convegno «Staminali etiche: quale futuro?» con la partecipazione di medici e giuristi e la collaborazione dell’ateneo, del Dipartimento di scienze cliniche, morfologiche e tecnologiche, con quello di Scienze giuridiche, del Rotary International, del Cca, di Scienza&vita e dell’associazione onlus @uxilia. Dall’introduzione di Maurizio Fanni, presidente del Cues, fino alla disquisizione giuridica di Luciano Eusebi, ordinario di Diritto privato all’Università di Piacenza, una cosa è parsa chiara: le staminali, del sangue o di certi tessuti, capaci di riprodurre cellule, e dunque di curare malattie incurabili o di ripristinare vasi sanguigni spaccati da infarti, sono «etiche» perché non portano a clonazioni o a pratiche non ortodosse, e nessun «limite di precauzione» può attualmente essere posto da leggi (in Italia ancora vaghe sul tema) se non saranno i ricercatori stessi a collaborare col legislatore, per impedire che il progresso utile della scienza venga casomai bloccato da ipotesi e timori. Due relatori erano medici del Burlo Garofolo, Roberto Simeone, coordinatore regionale della raccolta di sangue cordonale, e Alberto Tommasini, medico del Laboratorio di Immunopatologia. E Simeone è uno degli otto tra medici, tecnici e infermieri del servizio Trasfusionale appena trasferiti d’autorità all’Azienda ospedaliera. Simeone ha spiegato a fondo che cosa sono le staminali e come il Friuli Venezia Giulia sia una delle poche regioni ad avere un sistema di raccolta cordonale che riguarda tutti gli 11 punti nascita, con la Protezione civile che trasporta il prezioso sangue «staminale» fino a Padova, sede di «banca». «Però un servizio di tale eccellenza - dice a margine - viene adesso diluito e tolto al Burlo che era un centro di eccellenza, noi trasferiti adesso andiamo al Burlo quattro volte alla settimana, all’Azienda ospedaliera facciamo gli impiegati. Io - ha aggiunto - ho due lauree e un’alta esperienza, tutte le mamme mi chiamano come coordinatore regionale, non so più che cosa rispondere, il nostro lavoro è stato girato a borsisti». In sala c’era anche Marino Andolina, sotto accusa per «cure compassionevoli» con le staminali, erogate al Burlo senza permesso, ma da anni autore di trapianti di midollo osseo. Un’altra delusione in campo, sempre a margine di un convegno che esponeva alti risultati: «Mi hanno comunicato che non devo più fare trapianti agli adulti, dunque andranno tutti a Padova, la Radioterapia non fa gli esami. Mi dicono di non aver tempo di farla neanche ai bambini. Così anche i bambini devo mandarli a Padova. Ma perché devono arrivare al Burlo, se possono rivolgersi direttamente a Padova? Adesso - ha aggiunto il medico - sto aspettando un bimbo dal Venezuela, paese col quale c’è da anni una convenzione ufficiale: ma forse effettivamente si fermerà a Padova, altrimenti spende di più. Dunque il centro trapianti del Burlo non farà più il numero sufficiente di operazioni per conservare l’accreditamento internazionale. E dunque - ribadisce il medico - questo centro verrà chiuso». (g. z.)