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«Burlo, in vista la chiusura del centro trapianti»
il Piccolo — 02 dicembre 2010 pagina 14 sezione: TRIESTE
Un pregevole
convegno fa luce sul problema attualissimo, scientificamente
urgente, eticamente problematico delle cellule staminali e nel
frattempo proprio chi è relatore, o uditore, al di là delle quinte
racconta come l’evidenza scientifica sia in questo momento messa in
discussione proprio dalle strutture che dovrebbero erogare un sì
sofisticato sistema di cura, che proviene da altrettanto sofisticate
ricerche. È accaduto ieri nell’aula magna della Scuola superiore di
lingue moderne per interpreti e traduttori, dove il Centro
universitario etica e scienza «Vittorio Longo» (fondato dal vescovo
Bellomi e riconosciuto dall’Università) aveva organizzato il
convegno «Staminali etiche: quale futuro?» con la partecipazione di
medici e giuristi e la collaborazione dell’ateneo, del Dipartimento
di scienze cliniche, morfologiche e tecnologiche, con quello di
Scienze giuridiche, del Rotary International, del Cca, di
Scienza&vita e dell’associazione onlus @uxilia. Dall’introduzione di
Maurizio Fanni, presidente del Cues, fino alla disquisizione
giuridica di Luciano Eusebi, ordinario di Diritto privato
all’Università di Piacenza, una cosa è parsa chiara: le staminali,
del sangue o di certi tessuti, capaci di riprodurre cellule, e
dunque di curare malattie incurabili o di ripristinare vasi
sanguigni spaccati da infarti, sono «etiche» perché non portano a
clonazioni o a pratiche non ortodosse, e nessun «limite di
precauzione» può attualmente essere posto da leggi (in Italia ancora
vaghe sul tema) se non saranno i ricercatori stessi a collaborare
col legislatore, per impedire che il progresso utile della scienza
venga casomai bloccato da ipotesi e timori. Due relatori erano
medici del Burlo Garofolo, Roberto Simeone, coordinatore regionale
della raccolta di sangue cordonale, e Alberto Tommasini, medico del
Laboratorio di Immunopatologia. E Simeone è uno degli otto tra
medici, tecnici e infermieri del servizio Trasfusionale appena
trasferiti d’autorità all’Azienda ospedaliera. Simeone ha spiegato a
fondo che cosa sono le staminali e come il Friuli Venezia Giulia sia
una delle poche regioni ad avere un sistema di raccolta cordonale
che riguarda tutti gli 11 punti nascita, con la Protezione civile
che trasporta il prezioso sangue «staminale» fino a Padova, sede di
«banca». «Però un servizio di tale eccellenza - dice a margine -
viene adesso diluito e tolto al Burlo che era un centro di
eccellenza, noi trasferiti adesso andiamo al Burlo quattro volte
alla settimana, all’Azienda ospedaliera facciamo gli impiegati. Io -
ha aggiunto - ho due lauree e un’alta esperienza, tutte le mamme mi
chiamano come coordinatore regionale, non so più che cosa
rispondere, il nostro lavoro è stato girato a borsisti». In sala
c’era anche Marino Andolina, sotto accusa per «cure compassionevoli»
con le staminali, erogate al Burlo senza permesso, ma da anni autore
di trapianti di midollo osseo. Un’altra delusione in campo, sempre a
margine di un convegno che esponeva alti risultati: «Mi hanno
comunicato che non devo più fare trapianti agli adulti, dunque
andranno tutti a Padova, la Radioterapia non fa gli esami. Mi dicono
di non aver tempo di farla neanche ai bambini. Così anche i bambini
devo mandarli a Padova. Ma perché devono arrivare al Burlo, se
possono rivolgersi direttamente a Padova? Adesso - ha aggiunto il
medico - sto aspettando un bimbo dal Venezuela, paese col quale c’è
da anni una convenzione ufficiale: ma forse effettivamente si
fermerà a Padova, altrimenti spende di più. Dunque il centro
trapianti del Burlo non farà più il numero sufficiente di operazioni
per conservare l’accreditamento internazionale. E dunque - ribadisce
il medico - questo centro verrà chiuso». (g. z.)
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