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03.12.2010 20:03

POLITICHE SOCIALI: KOSIC, L'MPORTANZA DELL'AFFIDO FAMILIARE
Trieste, 3 dic - In Friuli Venezia Giulia il tema dell'affido familiare è parte integrante del Piano sociosanitario e la Regione nel 2010 ha sostenuto l'affidamento con 360 mila euro, cifra che è stata riproposta nella Finanziaria 2011, attualmente al vaglio del Consiglio.
L'argomento si inserisce, secondo l'assessore regionale alle Politiche sociosanitarie Vladimir Kosic, in un percorso costruito su emozioni che durano nel tempo, diventando assunzione di responsabilità e coinvolgendo realtà diverse, impegnate a fare la loro parte a partire dai Comuni, anche piccoli, che si trovano nella necessità di istituzionalizzare un minore, evidenziando così verità che conosciamo, e che vanno affrontate con impegno.
Kosic ha trattato il tema oggi a Trieste, nel corso del convegno "Bisogni, interventi aspettative sull'affido familiare nella nostra regione", organizzato dalle associazioni "Il Focolare" e Auxilia e dal periodico Socialnews, con il sostegno della Regione, ed in particolare del presidente del Consiglio e tutore pubblico dei minori, Maurizio Franz.
Moderatore dell'iniziativa, Massimiliano Fanni Canelles, presidente di Auxilia, ha ricordato come dal 2006 l'affido sia diventato un istituto importantissimo, che attesta la capacità solidale della società nei confronti dei minori, categoria dimenticata persino dalla Costituzione che, nella definizione dell'uguaglianza tra i cittadini, ha trascurato il parametro dell'età.
Kosic ha affrontato anche in questa sede il problema della sostenibilità degli interventi "che trova soluzione e si identifica con la qualità delle risposte che riusciamo a dare attraverso il coinvolgimento di tutti, trasformando l'impegno in struttura e modello". Ma se la qualità delle strutture è importante esse non rappresentano una sanatoria perché "una famiglia non è replicabile. La casa, una carezza, non sono replicabili".
A trovare casa e carezze però sono in pochi, anche in Friuli Venezia Giulia. I dati parlano di 198 minori dati in affido contro 445 entrati nelle Comunità, strutture che dovrebbero rappresentare l'estrema ratio e che in regione sono circa 36. 
La sproporzione è evidente e, anche se la Regione promuove e sostiene l'affido famigliare, è data perlopiù dal fatto che le famiglie disposte ad accogliere un minore non sono sufficienti. 
Un problema che, secondo il presidente del Tribunale per i minori di Trieste, Paolo Sceusa, potrebbe trovare sbocco nella formulazione di Comunità che aprano le porte alle famiglie affidatarie.
"L'affido familiare è, da sempre, il miglior sostituto della famiglia naturale su cui un minore dovrebbe poter contare" ha detto Sceusa, illustrando le diverse forme di affidamento, che se con l'intervento dei servizi sociali e dell'autorità, rappresentano un modo per superare situazioni di disagio, quando sono consensuali sono legate alla volontà dei genitori di garantire ad un figlio un vita migliore.
Sceusa ha spiegato il ruolo del giudice nelle situazioni border-line tra l'affido temporaneo e quello prolungato e le difficoltà generate da tali situazioni, suggerendo la creazione di un anello tra affido ed istituzionalizzazione. 
In pratica, la costituzione di una "Casa famiglia" che, pur valendosi di operatori professionali per la logistica, apra le sue porte alle famiglie affidatarie, o comunque a persone in grado di dare, anche a rotazione, un'accoglienza stabile, in attesa che la famiglia d'origine si riprenda il figlio o rinunci per sempre a lui. ARC/LVZ